Mediatore
II settimana T.O. –
L’autore della Lettera agli Ebrei non ha dubbi: <Ora invece egli ha avuto uni ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse> (Eb 7, 6). Queste promesse si concretizzano nella presenza di Gesù che è salvifica proprio perché permette a molti di ritrovare la pienezza della vita: <Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo> (Mc 3, 20). Il Signore Gesù costruisce attorno a sé una comunità di salvezza tanto che, come annota Giovanni XXIII nel suo Diario, <la Chiesa si presenta, non come un monumento storico del passato, bensì come un’istituzione viva. La santa Chiesa non è come un palazzo che si potrebbe costruire in un anno. È una città immensa che dovrà contenere l’universo>1. Potremmo glossare questo testo dicendo che la Chiesa è chiamata ad essere capace di intuire e di accogliere ogni sofferenza e farsi cosi incarnazione visibile e percepibile di quell’unico Mediatore che è Cristo il quale, attraverso il suo Corpo che è la Chiesa, realmente <può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio> (Eb 7, 25).
Questa mediazione diventa possibile, proprio perché il Signore Gesù si rivela, attraverso i suoi gesti di compassione e di salvezza, <santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli> (7, 26). Il Signore Gesù presenta a Dio la sua umanità senza peccato, vale a dire senza volontà di potenza, senza menzogna e senza ripiegamento su di sé. Quella di Cristo Signore è un’umanità interamente aperta all’accoglienza e all’accompagnamento degli altri nelle loro debolezze e nei loro bisogni. Quest’attitudine, radicalmente sacerdotale, su cui si fonda non solo il sacerdozio ministeriale all’interno della Chiesa, ma pure quello comune dei fedeli che si radica nel dono battesimale, è un solenne atto di riconciliazione dell’umanità con Dio. Questa riconciliazione radicale si invera nel quotidiano mistero di dono e di comunicazione della grazia, che, dalla vita intima della Trinità, passa a noi per la mediazione di Cristo attraverso la sua Parola, i sacramenti e il combattimento della fede di tanti. Per questo essa è sempre esperienza di salvezza e di guarigione.
Il Signore Gesù con la sua sola presenza rappresenta un fulcro di unità capace di ristabilire quella solidità e armonia interiori che sono le premesse necessarie ad ogni esperienza di guarigione e di sanità le quali sono la radice e, al contempo, il frutto di ogni autentico cammino di santità battesimale. Non dobbiamo mai dimenticare che una santità battesimale si sviluppa sempre nella logica dell’’incarnazione fino ad un serio e generoso coinvolgimento nella storia.
1. GIOVANNI XXIII, Giornale dell’anima, § 1935-