Insieme
II Domenica T.O. –
L’apostolo Paolo saluta i fratelli e le sorelle della comunità di Corinto con queste splendide parole: <a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore> (1Cor 1, 3). Il profeta Isaia mette sulla bocca e nel cuore del Messia atteso una parola di consapevolezza capace di riorientare interamente tutta l’attesa e tutta la speranza: <Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria> (Is 49, 3). Giovanni Battista oggi sembra completare – attraverso la sensibilità del quarto evangelista – la testimonianza resa domenica scorsa nella festa del Battesimo: <E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio> (Gv 1, 34). A questo ikebana, di per sé già completo, possiamo aggiungere un quarto elemento tratto dal salmo responsoriale: <non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo” (Sal 39, 7-8)>.
Ancora una volta siamo condotti dalla sapiente mano della Liturgia ad entrare nel mistero di Cristo e a farlo oggi è proprio lo sguardo di Giovanni il quale <vedendo Gesù venire verso di lui> (Gv 1, 29) coglie ciò che sfugge a tutti gli altri sotto i cui occhi avviene la stessa cosa, ma che pure non sono in grado di percepirla alla stessa profondità. Il riferimento a <Gesù> della prima riga del vangelo di oggi è come se lievitasse sotto lo sguardo del cuore del Battista, fino a diventare una proclamazione e una professione di fede che i sinottici pongono invece, all’inizio del percorso di fede da loro proposto, sulla bocca dell’indemoniato guarito nella sinagoga: <questi è il Figlio di Dio> (Gv 1, 34). Ciò che fa temere il Nemico fino a farlo sentire rovinato, e – invece – fa trasalire il cuore del Precursore, è il modo con cui il Signore Gesù comincia a percorrere le strade della nostra umana avventura, rendendolo così simile, nella sua andatura e nel suo inconfondibile tratto, alla figura di due animali come <l’agnello> (1, 29) e la <colomba> (1, 32).
Riconoscere proprio in questo Gesù che si presenta e si offre al nostro sguardo e alla nostra accoglienza con questi inconfondibili tratti, significa percorrere a nostra volta lo stesso cammino e vivere, nella stessa modalità, la relazione con i nostri compagni di strada, una relazione che ci permetterà di procedere nel cammino e poterlo così percorrere <insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro> (1Cor 1, 2). I mitissimi tratti del Verbo fatto carne, inaugurano un modo assolutamente nuovo di annunciare e rendere presente il Regno di Dio al cuore della storia, un regno segnato da una mitezza che diventa la forma e il criterio di ogni annuncio del Vangelo che non tradisca la modalità stessa del Vangelo. Entrambi, i versetti che riferiscono dell’incontro tra Giovanni e Gesù, sono introdotti dalla notazione temporale: <il giorno dopo>. Come spiega Aristide Fumagalli: <Debordando dalla segnalazione esegetica, che riconosce in questi accenni una precisa sequenza cronologica voluta dall’evangelista, possiamo liberamente interpretare dicendo che Dio incontra l’uomo “il giorno dopo” di quello previsto dall’uomo, quando cioè costui ha smesso di far dipendere l’incontro con Dio dalle sue capacità>1.
1. A. FUMAGALLI, Come lui ha amato. L’eros di Gesù, San Paolo 2010, p. 16.






