Davanti
Santi Cirillo e Metodio –
La scelta di papa Giovanni Paolo II di proclamare i santi Cirillo e Metodio co-patroni d’Europa con san Benedetto, è stato non solo un atto di coraggio, per uscire da una visione troppo centrata sull’Occidente anche a livello di santità, ma è stato pure un atto di giustizia. Celebrare la memoria di questi due fratelli, significa fare memoria di quanto e di come la Chiesa sia da sempre una realtà ampia, diversificata e segnata da una ricchezza che rischia di essere troppo facilmente dimenticata. Fare memoria di tutto questo non significa affatto lanciarsi in un’opera di autoglorificazione, al contrario, è un atto di umile accoglienza di quel desiderio di Dio che si fa disegno di salvezza per tutti. L’evangelista Luca ci mostra il Signore che designa <altri settantadue> per inviarli < a due a due davanti a sé> (Lc 10, 1). In questo semplice versetto possiamo trovare almeno due indicazioni fondamentali per il cammino della Chiesa in ogni tempo e in ogni luogo. La prima è che il Signore continua a chiamare alcuni per continuare e amplificare l’opera di evangelizzazione affidata agli apostoli. La seconda è la sottolineatura, sempre necessaria di come ogni annuncio non può che essere penultimo e semplicemente preparatorio.
I settantadue discepoli sono chiamati ad andare <davanti> al Signore senza mai mettersi davanti a Lui, ma mantenendosi in una disponibilità assoluta a cedergli il posto. Il profeta Isaia sembra esaltato quando dice: <Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza> (Is 52, 7). Così pure non dobbiamo mai dimenticare come una delle prime esperienze degli apostoli dopo la risurrezione del Signore e il dono dello Spirito Santo sia stata proprio l’umile apprendistato di una universalità non facile da immaginare e ancora meno facile da vivere. Eppure, la disponibilità operosa ad ampliare sempre di più il raggio dell’annuncio della salvezza ha creato le condizioni per un cambiamento profondo del mondo in cui viviamo nel quale, nonostante tutte le contraddizioni e tutte le ambiguità, il seme del Vangelo si è radicato al cuore di un desiderio di crescita comune verso il bene di ciascuno.
Dovremmo sperare che anche per i “lontani” del nostro tempo si possa verificare la possibilità evocata dal testo degli Atti degli Apostoli: <Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore> (At 13, 48). Come ebbe a dire Benedetto XVI: <In effetti, Cirillo e Metodio costituiscono un esempio classico di ciò che oggi si indica col termine “inculturazione”: ogni popolo deve calare nella propria cultura il messaggio rivelato ed esprimerne la verità salvifica con il linguaggio che gli è proprio. Questo suppone un lavoro di “traduzione” molto impegnativo, perché richiede l’individuazione di termini adeguati a riproporre, senza tradirla, la ricchezza della Parola rivelata. Di ciò i due santi Fratelli hanno lasciato una testimonianza quanto mai significativa, alla quale la Chiesa guarda anche oggi per trarne ispirazione ed orientamento>1.
1. BENEDETTO XVI, Udienza del 17 Giugno 2009.
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