Convertire… in pratica
I settimana T.Q. –
Questa prima settimana di quaresima termina con la ripresa della conclusione del discorso della montagna. Le parole rivolte dal Signore Gesù sul monte aprono ai discepoli, di ogni luogo e di ogni tempo, un orizzonte amplissimo. A ciascuno è offerta la sfida di una vita beata che non ha nulla a che vedere con un modo di vivere spensierato e autoreferenziale. Al contrario, si tratta di camminare, giorno dopo giorno, in una comunione con l’Altissimo capace di renderci veramente e visibilmente suoi figli: <Voi dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste> (Mt 5, 48). Potremmo chiudere il cerchio di questa parola conclusiva del discorso della Montagna annodandolo alle prime parole pronunciate dal Signore Gesù e così verrebbe fuori un’esortazione che potrebbe suonare così: <Siate beati come è beato il Padre vostro che è nei cieli>! Si tratta di una beatitudine che passa attraverso la disposizione ad essere capaci di andare oltre ogni barriera relazionale, sperando contro ogni evidenza e capaci di offrire un perdono che, prima di liberare l’altro, libera il nostro stesso cuore da legami ammalati e ammalanti.
La parola del Signore Gesù ci potrà sembrare forse troppo esigente, in realtà è sommamente liberante: <Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?> (5, 46). Non si tratta qui di una <ricompensa> intesa come premio di consolazione o di riconoscimento, ma di una ricompensa beatificante capace di farci sentire all’altezza della nostra umanità formata ad immagine e somiglianza di Dio. L’Altissimo non trae la propria consistenza e non matura le proprie scelte in modo condizionato dalla risposta o dal risultato, ma in modo libero e in obbedienza al proprio cuore. La parola del Deuteronomio non lascia scampo: <Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme> (Dt 26, 16). Si tratta di essere capaci di azione proprio per imitare il Creatore e Signore della nostra vita che continuamente sostiene la nostra esistenza e non ritrae il suo soffio di creazione che ci permette di vivere, di amare, di scegliere, di desiderare.
Nella fatica del desiderio che è la nostra stessa avventura umana, non possiamo disperdere le forze, ma abbiamo il dovere – per noi e per gli altri – di ottimizzare il flusso della nostra energia senza disperdere il dono che abbiamo ricevuto e di cui siamo responsabili e questo si rende praticabile e possibile ad una condizione: <solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce> (Dt 26, 17). Amare perfino l’inamabile significa inserire nel mondo una logica più potente e più efficace di ogni sospetto e di ogni male. All’equilibrio contabile di un amore da “bancomat”, il Signore Gesù oppone il disequilibrio del dare, del pregare, del porgere, del benedire, del prestare, del fare per primi e solo per fedeltà a quell’immagine che portiamo dentro di noi e che ci forma da dentro tanto da non lasciarci deformare da ciò che avviene fuori di noi. Tutto questo nell’<oggi> concreto delle esigenze del presente dell’amore assoluto e incarnato che trova il suo fondamento e le proprie ragioni solo nel cuore.
GRAZIE per queste sublime parole :
….amare perfino l’inamabile
…non lasciarci deformare da cio che avviene fuori di noi.
Penso che , è proprio questo il ” SEGRETO deL AMORE divino “, flusso di gioià che , come un’ energia solare illumina nostro cuore per aiutarci ad camminare in mezzo al mondo…e se fosse questo : essere ” CRISTIANO ” ?